RELAZIONE
MEDICA SULLA VITAMINA B17 E LE CURE FARMACOLOGICHE
La
relazione in pdf
del
Dott. Giuseppe Nacci sulla minaccia OGM presentata al
TERZO
CONGRESSO MONDIALE DI ROCCAMORICE
27
novembre:
Giornata
mondiale
sull’Immensa
Balla
della
Ricerca sul Cancro…..
….Regala
un semino di mela o di altra frutta a tutte le persone che conosci,
spiegando loro che tutti i semini di frutta contengono la vitamina
B17:
La
vitamina che cura il Cancro, una terribile malattia che deriva da una
semplice carenza di vitamina B17….e di altre vitamine…..
Giuseppe
Nacci
Dott. Giuseppe
Nacci
Medico chirurgo
Specialista in Medicina Nucleare
La guerra contro il Cancro è
stata definitivamente vinta cinquant’anni fa, ma nessun medico
oncologo-ospedaliero ve lo confesserà mai.
In realtà, la storia della
“scoperta della cura del cancro”
è vecchia, molto più vecchia, vecchia di almeno 150
anni, o forse più, volendo risalire fino a Ippocrate di Kos e
a ciò che dicevano i medici romani già nel Secondo
Secolo Dopo Cristo….
Phillip Day, nel suo libro “Cancro,
se vuoi la vita prepara la verità”, Credence
Publications, 2003, riprende gran parte del lavoro fatto dal grande
scienziato americano Ernest Krebs, con le sue riscoperte in merito
all’utilizzo della vitamina B17 nella cura del cancro.
Ciò che segue sono appunti
parzialmente tratti da diversi testi fra cui il libro di Phillip Day,
di cui comunque, da parte dell’autore del presente lavoro,
dott. Giuseppe Nacci, non si condivide la teoria trofoblastica come
noxa eziopatogenetica, preferendo invece ritenere il tumore
come una “semplice conseguenza di carenze vitaminiche
protratte nel tempo con successiva impossibilità da parte
delle cellule vecchie di andare incontro alla normale apoptosi per
carenza estrema di vitamine adatte al normale funzionamento
apoptotico insito nel sistema del DNA”.
In questa luce, la
vitamina B17 è una vitamina naturale di “seconda
linea” che interviene quando le vitamine naturali (vedi
capitolo 5: “vitamine NATURALI che fanno suicidare i
tumori”) risultano essere insufficienti a tenere sotto
controllo il turn-over cellulare, e cloni di cellule maligne
hanno iniziato a formarsi nell’organismo, eludendo, almeno in
parte, le difese immunitarie normalmente preposte, in primis nei
linfonodi prossimali al tumore, come i linfociti Natural Killer
(vedi Quinta Dichiarazione d’Intesa).
La storia “moderna” della
vitamina B17 iniziò nel 1830, quando due scienziati francesi,
Roubiquet e Bontron-Chariand, purificarono per la prima volta una
strana vitamina, a cui fu dato il nome di Amigdalina o
vitamina B17.
Sette anni dopo, due scienziati
tedeschi, Von Liebig e Woehier, scoprirono che questa strana
vitamina, normalmente contenuta in tutti i semi della frutta (ad
eccezione degli agrumi) poteva essere scomposta da uno specifico
enzima, e soltanto da esso, in ioni-Cianuro, Benzaldeide
e Glucosio.
Il passaggio all’uomo, per
terapie medico-oncologiche, seguì di pari passo, essendo anche
nota nella Medicina Classica Occidentale l’utilizzo dei semi
amari della frutta per la cura di una strana malattia metabolica, a
quel tempo molto rara, chiamata “cancro”, ma che era
conosciuta fin dall’antichità: ad esempio, nel Secondo
Secolo Dopo Cristo i medici romani si erano accorti che il cancro era
frequente nella popolazione povera di Roma e non di coloro che
vivevano nelle campagne, ed avevano messo in relazione questa strana
malattia con un’alimentazione troppo proteica e amidacea
(legumi iperproteici come le lenticchie e pane povero di cattiva
qualità).
Già allora era anche nota a
tutti i medici romani la famosa affermazione di
Ippocrate di Kos, fondatore della Medicina Classica
Occidentale, in merito alle cure del cancro: “…il
cancro non si cura con il ferro del chirurgo, ma con la dieta
vegetariana e le erbe mediche…
Così come era anche ben nota
un’altra grande massima del grande medico greco: “…
fa che la medicina sia il tuo cibo, e che il cibo sia la tua
medicina…”
(Nota dell’autore del presente
lavoro, dott. Giuseppe Nacci: personalmente si ritiene che se il
paziente tumorale è in grave pericolo di vita immediata,
l’intervento chirurgico debba sempre essere eseguito;
sicuramente, ai tempi di Ippocrate la chirurgia non era paragonabile
a quella attuale).
Così, quindici anni dopo le
prime esperienze scientifiche francesi, nel 1845, la rivista
medico-scientifica francese “Gazette
Medicale de Paris”, (1845, No.
13, pp.: 577-582) (VEDI
ALLEGATO: “Gazette
Medicale de Paris”) e,
successivamente, anche quella tedesca “Journal
Chirurgie und Augenheilkunde”(1846,
No. 35, pp.: 7-28), (VEDI ALLEGATO :
Dr.
TH. INOSMETZEFF)
descrissero il primo caso di terapia metabolica con
vitamina B17 per la “cura del cancro”, ad opera del
medico russo Inosmetzeff, professore presso l’Università
Imperiale di Tutte le Russie di Mosca: la
terapia era stata eseguita su un ventenne tumorale, e la terapia era
consistita in 46 grammi di Amigdalina
somministrata per 3 mesi; il grande medico russo aveva
curato anche una donna di 48 anni, con estese metastasi da cancro
ovarico, e questa donna, nel 1845, risultava essere ancora viva dopo
ben 11 anni dalla terapia metabolica con Amigdalina:
in entrambi i casi, il dott. Inosmetzeff affermò di non aver
notato mai effetti collaterali da parte della vitamina scoperta dai
francesi nel 1830 e meglio caratterizzata dai tedeschi nel 1837.
Ma fu soltanto più di un secolo
dopo, nel 1950, che uno scrupoloso ricercatore americano, Ernest
Krebs, iniziò a curare di nuovo il cancro con questa strana
vitamina, che, dopo averla fatta bollire, evaporare in alcool, e
quindi decantare in piccoli cristalli bianchi, ribattezzò
“Laetrile”.
La parola “Laetrile”
è un acronimo della parola “LAEvomandeloniTRILE-glucoside.
Essa è quasi equivalente all’Amigdalina
naturalmente contenuta nei semini amari della frutta, con l’unica
differenza di una molecola in meno di glucosio. Infatti la sua
struttura chimica è: D-1
mandelonitrile-beta-glucuronide, mentre l’Amigdalina è
D-mandelonitrile-bi-glucoside.
Esistono almeno una dozzina di altri
glucosidi cianogenetici (nitrosilidi) simili all’Amigdalina,
contenuti in ortaggi, frutta (compresi i limoni), cassava, legumi e
cereali (Oke: “the role of hydrocyanic
acid in nutrition”, in “World
Review of Nutrition and Dietetics”,
Vol. II, Bourne G.H., ed.
Basel: S.Karger, 1969, pp.: 170-198; Krebs
E.: “The
Nitrilosides in Plants and Animals”,
New Rochelle: Arlington House, 1974, pp.: 145-164). (VEDI
ALLEGATO: The
Nitrilosides in Plants and Animals).
Nota: al capitolo 5 (“Piante
che fanno suicidare il cancro”) sono riportate diverse di
queste piante ricche di vitamina B17, accanto anche alla menzione di
un altro centinaio di vitamine con funzioni simili (induzione di
morte in cellule tumorali, senza danno alle cellule sane), anche se
con meccanismo diverso (attivazione delle endonucleasi e apoptosi
della cellula tumorale stessa per frammentazione del suo stesso DNA).
La vitamina B 17 è una molecola
stabile, chimicamente inerte e non nociva se assunta nelle giuste
quantità appropriate e sotto controllo medico. Il
dosaggio iniziale raccomandato nell’adulto è di
4-5 semini amari al giorno se semini amari di albicocca (quantità
maggiori o minori se di altro frutto) per la prima settimana, salendo
o meno di dosaggio nella settimane successive, a discrezione del
medico, fino a raggiungere valori che devono essere accuratamente
calcolati in funzione dell’emi-vita biologica della vitamina
B17, delle analisi urinarie (presenza di Tiocianato di sodio e
di acido ippurico in quantità tale da far presumere un
superamento della soglia-limite ritenuta compatibile per la terapia
in atto), della massa ematica e corporea del paziente, della buona o
cattiva funzionalità epatica, renale e di altri organi, della
possibile colliquazione massiccia della massa tumorale con possibile
exitus per blocco renale irreversibile, etc….
La farmaco-cinetica della vitamina B17
è complessa e di essa bisogna tenerne conto. In letteratura
medica e/o fitoterapica sono stati riportati episodi di avvelenamento
mortale in bambini dopo ingestione di cibo particolarmente ricco di
vitamina B17, come bacche di piante particolari, in genere non
abitualmente consumate nelle tradizioni alimentari delle varie
culture del mondo (ma estremamente interessanti quindi per la cura
del cancro), oppure mandorle amare, notoriamente molto più
ricche di vitamina B17 dei semini amari di albicocca.
Il decesso nei bambini è più
facile a causa della più elevata concentrazione di vitamina
B17 che si ha nei soggetti di piccola corporatura come il bambino
rispetto all’adulto, della più piccola massa del fegato,
organo elettivo per la detossificazione ematica da vitamina B17, e
forse da una minor capacità funzionale degli enzimi epatici.
Personalmente si è provato ad
ingerire quantità sempre più crescenti di semini amari
triturati di albicocca, di ciliegia, uva, anguria, melone, etc…
riscontrando in una sola occasione un po’ di nausea e cefalea:
la causa di tale episodio fu, in base a studio retrospettivo della
quantità di vitamina B17 ingerita da chi scrive, nel non aver
rispettato la curva farmaco–cinetica stimata per un
emi-dimezzamento biologico di 80 minuti, curva facilmente ricavabile
da testi vari.
Sempre dietro valutazione medica, si
deve interrompere il trattamento di tanto in tanto; i semini devono
essere ben masticati o precedentemente triturati; la terapia
dev’essere immediatamente sospesa in caso di nausea; i semini
non devono mai essere assunti tutti assieme, ma distribuiti nell’arco
dell’intera giornata; è utile assumerli a stomaco pieno,
allo scopo di evitare l’idrolisi parziale della vitamina a
opera dell’acido cloridrico. In merito ai semini amari di
albicocca, è vietato assumerne più di sei semini nello
spazio di tempo di un’ora, pur in condizioni di salute
ottimale; per i semini di pesca, il dosaggio orario non deve essere
superiore al mezzo semino…
L’avvelenamento da vitamina B17
non è l’unico possibile; anche altre vitamine naturali,
assunte in quantità eccessiva, possono condurre a morte: ad
esempio, in testi di medicina è ancora riportato l’episodio
avvenuto ai primi anni del XX secolo, quando esploratori artici
morirono di intossicazione da vitamina A dopo aver mangiato grandi
quantità di fegato di orso polare, abbattuto mesi prima per
ragioni di sostentamento alimentare.
L’unica vitamina che sembrerebbe
esente da pericoli di intossicazione sarebbe la vitamina C, la cui
quantità può anche superare i cinquanta grammi
giornalieri.
Ritornando alla vitamina B17, Krebs
scoprì che il composto reagisce all’enzima
Beta-glucosidasi: quest’ultimo è caratteristico
di molti tumori, ed è praticamente assente nelle cellule sane;
in tale reazione, l’enzima scinde l’innocua vitamina B17
in due potenti veleni: ioni-Cianuro e Benzaldeide,
quest’ultimo un potente analgesico (anti-dolorifico).
Queste due sostanze, prodotte in
piccole quantità dalle stesse cellule tumorali, si combinano
allora fra loro all’interno stesso delle cellule tumorali,
producendo una sostanza estremamente tossica che uccide la cellula
stessa in una sorta di pseudo-apoptosi.
Piccole quantità di questo
veleno possono risultare quindi ancora attive, dopo la morte della
cellula tumorale, e passare in circolo, essendo il tumore,
generalmente, ben vascolarizzato in periferia.
Viceversa, le cellule sane contengono
un altro enzima, la Rodanese, il quale è presente nelle
cellule in quantità inversamente proporzionale alla
Beta-glucosidasi; se la B17 entra in contatto con le cellule
sane, la Rodanese neutralizza gli ioni-Cianuro e ossida
la Benzaldeide. I due prodotti di derivazione così
ottenuti, il Tiocianato e l’acido benzoico, sono invece
addirittura benefici per il nutrimento delle cellule sane;
l’eventuale eccesso di tali prodotti secondari viene eliminato
per via urinaria.
Diventa pertanto chiaro che l’enzima
Beta-glucosidasi produce ioni-Cianuro dai cibi
nitrilosidi; si noti che gli ioni-Cianuro devono essere
liberati dall’involucro della vitamina B17 o dal suo derivato
Laetrile. Gli ioni-Cianuro non sono presenti
liberamente nel cibo; vengono prodotti solo all’interno della
cellula tumorale stessa perché solo al suo interno esiste
l’enzima specifico (Beta-glucosidasi).
Nel 1947, Fishman e Aniyan così
scrivevano sull’importante rivista medica Journal
Biol. Chem.
(Fishman W: The
presence of high beta-glucuronidase activity in cancer tissue,
J. Biol. Chem No. 169, pp.: 449-450
VEDI ALLEGATO: Fishman
1947): “…in
tessuti prelevati da carcinomi maligni (cancri) di vari organi,
compresi seno, utero, stomaco, pareti intestinali ed esofago, è
stata rilevata un’attività della beta-glucosidasi da 2 a
36 volte superiore rispetto ai tessuti adiacenti non
interessati…. Metastasi dei linfonodi derivanti da cancri
originatisi in vari organi contenevano beta-glucosidasi in
concentrazioni più elevate rispetto ai linfonodi non
interessati..”.
Sulla prestigiosa rivista Science,
sempre in quell’anno (Fishman W: A comparison of
beta-glucoronidase activity of normal, tumor and lymph node surgical
patients, Science, No. 106, pp.: 66-67, 1947), essi aggiungevano:
“…la Beta-glucosidasi elevata è
probabilmente una caratteristica propria delle cellule tumorali…”
Krebs, nel suo libro “Nitrilosides
(Laetriles)”, alle pagine 189-204, dichiara:
“Oltre agli alti livelli di
Beta-glucosidasi, le lesioni maligne sono caratterizzate da una
generalizzata e profonda carenza di Rodanese, come riferito da
Homberger, Mendel, Rodney e Bowman. Rosenthal riferì di una
diminuzione pari all’80% della Rodanese in tessuti tumorali
epatici, ed una simile diminuzione fu rilevata nelle invasioni
leucemiche dei tessuti…”.
Il ricercatore James South (VEDI
ALLEGATO: http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm
JAMES SOUTH) spiega la biochimica essenziale di ciò che accade
quando una persona si alimenta con cibi nitrilosodici o assume la B17
sotto forma farmaceutica, sia come Laetrile che come Amigdalina:
".Queste due proprietà delle cellule tumorali (un eccesso
di Beta-glucosidasi, che disgrega il Laetrile ed una deficienza di
Rodanese, per la disintossicazione dell'acido cianidrico, sono
chiamate in causa come spiegazione sia del perché il Laetrile
uccida le cellule tumorali e del perché esso non risulti
preferibilmente disgregato dalle cellule tumorali in ioni-Cianuro,
Benzaldeide e zucchero. Le cellule tumorali saranno di conseguenza
avvelenate, dato che le cellule tumorali sono carenti dell'enzima
Rodanese, dotato di azione disintossicante dall'acido cianidrico. Se
dell'acido cianidrico fuoriesce dalle cellule tumorali, le cellule
adiacenti normali saranno in grado di disintossicarsi da esso
attraverso il loro enzima Rodanese.".
Sempre però
che le quantità non eccedano le capacità del fegato e
di altri organi di depurare il sangue da tale veleno indesiderato: in
tal senso è compito del medico curante, dalle analisi del
sangue, dall'esame clinico del paziente, valutare l'andamento della
terapia metabolica.
Il Prof Marco Tasca, Primario del Reparto
Radiologico dell'Ospedale Civile di Sanremo, in un suo lavoro
del 1958, sottopose ventuno pazienti italiani terminali (3 seminomi,
4 mammella, 1 utero, 2 laringe, 7 polmone, 1 esofago, 2 stomaco, 1
Hodgkin) a terapia con Laetrile, mediante iniezioni intramuscolari,
riscontrando buona tolleranza al farmaco, miglioramento delle
condizioni cliniche dei pazienti per tutto il periodo di cura, e con
ripresa della patologia neoplastica soltanto dopo un mese, in media,
dalla definitiva sospensione della terapia. Due sole furono le
complicanze da lui indicate: l'emorragia e l'ittero. La prima
verosimilmente legata al distacco di escare necrotiche, il secondo
per azione tossica diretta sulle cellule epatiche, evenienza comunque
rara (5% della sua casististica)
Importante
anche considerare il pericolo della liberazione di acido cianidrico
dalla vitamina B17 assorbita a livello gastrico, a differenza invece
della quasi sostanziale non pericolosità del Laetrile
iniettato per via parenchimale, così come indicato nelle prime
valutazioni di Morrone nel 1962, che già verificava, su 10
casi clinici presi in esame, la buona efficacia clinica di questa
vitamina, che addirittura risolve il fetore dei carcinomi mammari
ulcerati all'esterno, con remissione clinica in tutti i casi clinici
considerati (Morrone J.: Chemotherapy of inoperable Cancer.
Preliminary report of 10 cases
trated with Laetrile, Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI
ALLEGATO: http://fiocco59.altervista.org/27novembre.htm
Morrone).
L’enzima Rodanese
demolisce l’acido cianidrico per produrre una
sostanza non tossica: il Tiocianato.
Come nota Oke nel suo testo: “The
role of Hydrocyanic acid in nutrition,
in World Review of Nutrition and Dietetics, Vo. 11, pp.: 170-198,
Karger, Basel/New York, 1969, (VEDI ALLEGATO: OKE)
“…la Rodanese è
largamente distribuita in tutti i tessuti, presentando le
concentrazioni più alte nel fegato. Il processo di
disintossicazione può dunque aver luogo in tutte le parti del
corpo, ma il fegato sarà l’organo cardine. Quando
l’acido cianidrico (Cianuro) viene convertito in acido
tiocianico (Tiocianato), si ottiene una riduzione della tossicità
di almeno 200 volte…”.
Quando la Beta-glucosidasi
disgrega il Laetrile, viene rilasciato nell’interno
della cellula tumorale Benzaldeide e ioni-Cianuro.
Numerosi studi sull’uomo hanno
utilizzato lo stesso Benzaldeide come farmaco anti-cancro
(Kochi M.: Antitumor activity of Benzhaldehyde, Cancer
Research, 64, pp.: 21-23, 1980); Kochi M.: Antitumor activity of
Benzhaldehyde Derivative, Cancer Research, 69, pp.: 533, 1985).
Kochi M:
Inhibition of
experimental pulmonary metastasis in mice by
b-cyclodextrin-benzaldehyde,
Journal of Cancer Research and Clinical Oncology , vol. 112, No. 3,
1986, pp.: 216-220,
VEDI ALLEGATO:
anti-tumor
activity of benzhaldehyde).
Kochi così afferma fin dal 1980:
“ …non sono stati rilevati effetti tossici, inclusi
disturbi ematologici o biochimici, anche in caso di ripetute
somministrazioni prolungate di Benzaldeide…”
Tatsumura utilizzò una dose
totale media di 393 grammi di un analogo della Benzaldeide,
che si riconvertiva poi in Benzaldeide, ed ottenne un tasso di
risposta positiva pari a circa la metà dei 24 pazienti
sottoposti al trattamento: “…Un attento monitoraggio
non dimostrò alcun effetto nocivo da parte del farmaco a dosi
tanto elevate. Una completa liquefazione necrotica del tumore fu
riscontrata in 2 su 3 casi nei quali è stato possibile
effettuare un esame istologico…”.
(Tatsumura
T.: 4,6-O-Benzylidene-glucopyranose
(BG) in the treatment of solid malignant tumour –an extended
Phase I Study,
Br. J. Cancer, 62, pp.: 436-439, 1990 VEDI
ALLEGATO: Tatsumura).
Dean Burk dichiarò nel 1971, nel
corso del Settimo Congresso Internazionale di Chemioterapia a Praga:
“Test in vitro su carcinoma ascitico di Ehrlich (un tipo di
cultura di cellule tumorali) hanno rilevato che, se il solo acido
cianidrico ha ucciso l’uno per cento delle cellule e il solo
Benzaldeide ne ha ucciso il 20 per cento, la combinazione dei due è
stata efficace su tutte le cellule: Amigdalina e Beta-glucosidasi
insieme, sono anche state efficaci nell’eliminazione del 100
per cento delle cellule di tumore ascitico, causata dalla liberazione
delle due sostanze chimiche stesse…” (Griffin, G.
Edward, World Without Cancer).
Ma già nel 1950, Krebs capì
di aver urtato interessi economici molto grandi: le Multinazionali
chemio-farmaceutiche, impossibilitate ad ottenere una registrazione o
a rivendicare diritti esclusivi sulla vitamina B17, lanciarono una
lunga campagna denigratoria contro i semini amari di albicocca,
convincendo così l’intera popolazione americana della
loro supposta pericolosità.
Attualmente, la spesa per il cancro
ammonta a circa un decimo della spesa sanitaria totale negli Stati
Uniti e, secondo i dati dell’American Cancer Society, la
spesa totale per il cancro, diretta e indiretta, per ospedali,
medici, infermiere, oncologi, ricerche di laboratorio, ammonta ad
oltre 100 miliardi di dollari l’anno.
La Chemio-Terapia è comunque un
fallimento, come ben dimostrato in molti lavori, fra cui, quello
recente, di Morgan (Morgan G.: The
contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult
malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.:
549-560 vedi ALLEGATO: MORGAN
)
In questo lavoro scientifico
australiano, pubblicato nel 2004, furono presi in esame dieci anni
di statistiche mediche australiane e americane (gennaio
1994-gennaio 2004) sui risultati della CHEMIO nella cura del cancro.
The
Contribution of Cytotoxic Chemotherapy to 5-year Survival in Adult
Malignancies
I risultati sono catastrofici: la
media dei
pazienti sottoposti alla chemio, che risultano essere
ancora vivi
dopo 5 anni dall’inizio
del trattamento “terapeutico”, è
del solo
2%.
L’articolo è
molto semplice come impostazione
e, sia in tabella 1 (pag. 551)
che in tabella 2
(pag. 552), sono riportate, in ultima colonna, le percentuali di
sopravvissuti alla CHEMIO dopo 5 anni dall’inizio del
trattamento per ogni singolo tipo di tumore dei 22 considerati,
percentuali che qui si riassumono lievemente arrotondate e per gruppi
dei tipi più comuni di cancro.
Tipo di
tumore
Percentuale di
sopravissuti
cancro del pancreas, cancro dell’
utero, cancro della prostata, cancro della vescica, cancro del rene,
Melanoma, Sarcoma e Mieloma Multiplo:
0% (zero per
cento)
cancro dello stomaco e del
colon :
1% (uno per cento)
cancro della mammella e del polmone
:
2% (due per cento)
cancro del colon
retto :
3 - 5% (tre - cinque per
cento)
tumori al cervello :
4 – 5% (quattro –
cinque per cento)
cancro
dell’esofago :
5% (cinque per cento)
cancro dell’ovaio
:
9% (nove per cento)
linfoma NON
Hodgkin :
10% (dieci per cento)
cancro della cervice
uterina :
12% (dodici
per cento)
Seminoma del testicolo e Linfoma di
Hodgkin :
40% (quaranta per
cento)
In Australia:
su 72.903 casi di cancro
considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni
solo 1.690 pazienti, pari ad una percentuale del 2,3%
In America:
su 154.971 casi di cancro
considerati, trattati con chemioterapia, sono sopravissuti a 5 anni
solo 3.306 pazienti, pari ad una percentuale del 2,1%
Conflitto d’interessi delle
Multinazionali chemio-farmaceutiche
Il Daily Express del 6 agosto
2000, così commentava il conflitto d’interessi delle
Multinazionali chemio-farmaceutiche con gli organi governativi
deputati alla salvaguardia della salute pubblica:
“I dirigenti del Committee on
Safety of Medicines (Comitato per la sicurezza dei farmaci) e la
Medicines Commission (Commissione del Farmaco), hanno investimenti
personali nell’industria farmaceutica: eppure tali comitati
sono i soli a decidere per quali farmaci è permessa la
commercializzazione e per quali no…”.
Secondo il rapporto, almeno i due terzi dei 248 esperti che
partecipano alla Medicines Commission
hanno legami finanziari con l’industria
farmaceutica: “…. ad esempio, al
momento della stesura di un rapporto, uno dei membri per la
regolamentazione dei farmaci, il dott. …OMISSIS…,
possedeva azioni per un valore di 110.000 sterline della …OMISSIS...;
un altro, il dott. …OMISSIS…, possedeva azioni di
un’altra azienda, la … OMISSIS …, per un valore
di 115.000 sterline; un altro ancora, il dott. …OMISSIS…,
aveva un totale di 30.000 sterline impegnate in azioni della
….OMISSIS…, della …OMISSIS…., e della
….OMISSIS…. Il compito di quest’ultimo medico
comprendeva l’esame dei casi nei quali un farmaco deve essere
ritirato dal mercato per motivi di sicurezza…”.
Sempre il quotidiano inglese aggiungeva
le dichiarazioni di un ex-dirigente: “…Le
Multinazionali chemio-farmaceutiche si danno molto da fare per
costruire forti legami. Il loro obiettivo è di arrivarti il
più vicino possibile; si tratta di una lobby estremamente
potente dal momento che dispone di risorse illimitate. Le industrie
chemio-farmaceutiche offrono ai membri del CSM (Committee on
Safety of Medicines) viaggi all’estero per partecipare a
conferenze, consistenti fondi per la ricerca, tali da mantenere un
intero dipartimento universitario al lavoro per anni, e consulenze
che possono arrotondare l’umile stipendio accademico…”.
E’ quindi facile capire perché
le terapie nutrizionali e la medicina preventiva costituiscano una
così grave minaccia per la
Malattia-che-sostiene-l’Industria-della-Salute, e perché
esse non siano praticamente mai utilizzate come terapia principale.
Per far superare ad un farmaco la burocrazia legislativa, in America,
possono servire oltre 200 milioni di dollari.
Nota: in merito alle procedure di
approvazione di un nuovo farmaco, vedi anche: Jan Eibenschutz: “Le
procedure FDA per l’approvazione di un nuovo medicamento”,
Amersham, The Health Science Group.
Chi potrà mai riuscire a
risarcire un tale importo con una vitamina o un trattamento
erboristico che non possono essere brevettati?
E qui sta il problema che provoca uno
stallo nella capacità della Sanità occidentale di
arrestare le malattie proprie di questa parte di mondo. La maggior
parte delle malattie attuali (Cancro, Infarto, Ictus, Diabete,
Alzheimer, Sclerosi Multipla, Parkinson, Osteoporosi, etc…)
sono malattie cronico-degenerative dovute a carenze vitaminiche, e
pertanto non possono essere curate con farmaci brevettati di sintesi
chimica.
Ma le sostanze chimiche brevettate
costituiscono il baluardo dell’infinita potenza e ricchezza
della Medicina chimica occidentale, che adesso pensa addirittura a
brevettare le stesse piante modificandone il patrimonio genetico
stesso (Organismi Geneticamente Modificati) con il risultato di
minare la base stessa della nostra biochimica (VEDI
ALLEGATI: healg213.pdf
; La Minaccia OGM al TERZO CONGRESSO MONDIALE di Medicina
Integrata di Roccamorice ; The Threat of Genetically Modified
Organisms ; La minaccia degli Organismi Geneticamente Modificati ; La
menace des Organismes Genetiquement Modifies ).
La brama di profitti è la reale
ragione per la quale i medici non ricevono istruzione sulla
Nutrizione. I veri rimedi e i metodi di prevenzione, infatti, non
hanno valore commerciale.
Quando negli anni ‘70 la notizia
della sorprendente efficacia della B17 nel trattamento del cancro
attraverso la terapia nutrizionale di Krebs e Gerson riprese
nuovamente a diffondersi in America, le società
farmaceutiche e il sistema medico ortodosso si mobilitarono una
seconda volta, volendo considerare la vitamina B17, questa volta,
come un “farmaco” e che pertanto doveva essere registrato
prima che il suo uso venisse ufficialmente approvato.
Il presidente Nixon fu inondato da
decine di migliaia di petizioni di cittadini provenienti da ogni
parte degli Stati Uniti; il suo consulente, Benno Schmidt, fu
incaricato dello spinoso problema, e pertanto iniziò a
consultarsi con i medici esperti di cancro: tutti erano molto
convinti nel condannare il Laetrile, ma nessuno riuscì
a fornire a Schmidt l’evidenza scientifica che essa non fosse
efficace (Heinerman J.: “An Encyclopedia of Nature’s
Vitamins and Minarals”, Prentice Hall, 1998).
Sebbene si annunciasse al mondo che il
Laetrile era inutile, si diffuse però in tutta
l’America un movimento spontaneo con centinaia di filiali in
tutta l’America che, a turno, tenevano incontri pubblici,
conferenze stampa ed esercitavano pressione sui comitati legislativi
statali per richiedere la legalizzazione della vitamina B17 . Si
formò così il “Committee
for Freedom of Choice in Cancer Therapy”.
I maggiori attacchi all’utilizzo
della vitamina B17 e alla terapia nutrizionale simil-gersoniana
vennero dalle organizzazioni che erano strettamente affiliate con le
Multinazionali chemio-farmaceutiche, che avrebbero avuto molto da
perdere se una vitamina da pochi dollari e uno stile di vita e
alimentare di tipo “biologico” fossero diventati noti al
pubblico come la risposta più efficace per sconfiggere il
cancro (Mullins E: “Murder
by injection”, VEDI
ALLEGATO : Murder
By Injection ).
Esse erano: Food and Drug
Administration (FDA), la American Cancer Society,
il National Cancer Institute, l’American Council on
Science and Health (Consiglio americano sulla Scienza e la
Sanità), il Consumer Health Fraud and Quackwatch Inc.
(Consiglio Nazionale ed Organismo di Controllo contro le Frodi
Sanitarie). Tali organismi di controllo si mobilitarono contro la
liberalizzazione della vitamina B17 per il semplice motivo che
l’industria dei farmaci contro il cancro vale undici miliardi
di dollari (Moss R.: “Questioning chemotherapy: a critique
of the use of toxic drugs in the treatment of cancer”,
Equinox press, 1995, ISBN 188192525x)
Alla fine, la storia la scrissero i
vincitori: venne approvata una legge che bandiva il commercio del
Laetrile/Amigdalina per il trattamento del cancro in tutti gli
USA.
Attualmente, il trattamento del cancro
con Laetrile è
vietato in America, per legge, anche se praticato da medici. Ciò
spiega il motivo per cui decine di migliaia di cittadini americani si
fanno curare in costose cliniche private costruite appena oltre il
confine messicano, alle Bahamas, e in altri luoghi, ove si recano,
ufficialmente, “per villeggiatura” (VEDI
ALLEGATO : “Mexican
Clinics”).
Ad esempio, il dott. Francisco
Contreras, attuale
amministratore dell’ospedale Oasis of
Hope di Tijuana (VEDI
ALLEGATO: Contreras),
Messico, in 35 anni di attività ha curato oltre 60.000
pazienti con la terapia nutrizionale vegetariana e vitamina B17
associata.
Il dott. Ernesto Contreras che utilizza
il Laetrile dal 1963, ha affermato: “…Gran parte dei
cancri maggiormente frequenti, come il cancro del polmone, del seno,
del colon, delle ovaie, dello stomaco, dell’esofago, della
prostata e i linfomi, migliorano notevolmente con il Laetrile…”.
Aspetti clinici della terapia con
Laetrile (vit. B 17) per endovena
Attualmente è vietato per legge
tale procedura terapeutica, sia in Usa che in altri paesi.
Ma in un lavoro del 1962 (Morrone
J.: Chemotherapy of inoperable Cancer.
Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile,
Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI
ALLEGATO: Morrone),
in dieci casi clinici in stadio avanzato di cancro, non
trattati con Chemio, si dimostrò la
buona efficacia clinica di questa vitamina, con remissione clinica di
tutti i casi clinici considerati.
Si presero in considerazione DIECI casi
di tumore avanzato, con metastasi, senza possibilità di
condurre a buon fine interventi chirurgici:
Primo caso:
Donna di 62 anni, di 118 libbre di peso, alta 62 pollici (1 pollice =
25 millimetri). PAO (Pressione Arteriosa Omerale) = 144/95 millimetri
di Mercurio. Affetta da adenocarcinoma di entrambe le mammelle con
metastasi ossee al cranio, al rachide e alle pelvi. Presentava
adenopatie ad entrambi gli inguini. Era stata operata di mastectomia
bilaterale 18 anni prima. Non aveva mai fatto Chemio-Terapia, ma solo
Radio-Terapia. Durante gli ultimi 6 mesi la paziente presentava
dolori alla schiena, sull’intero rachide spinale, alle pelvi,
alle coscie e alle gambe. Era incapace di sdraiarsi e doveva dormire
su una sedia. La paziente doveva assumere Codeina e altri
analgesisici ogni 2-3 ore. Il Laetrile le fu subito iniettato in
vena, al dosaggio di 1 grammo: in 5 minuti la PAO scese di 12
millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti collaterali. Il giorno
successivo stava meglio, e i dolori si erano ridotti; l’appetito
le era ritornato. In 1 mese la paziente ricevette 6 iniezioni di
Laetrile: 4 da 1 grammo e 2 da 2 grammi. Durante il periodo di
trattamento la paziente ritornò a casa, libera dai dolori,
smettendo di assumere la Codeina, e prendendo soltanto 10 grani di
Aspirina al bisogno o durante la notte per dormire. Nell’ultimo
esame risultò completamente libera dai dolori. L’emocromo
dimostrò infine incremento sia dei globuli rossi che
dell’emoglobina.
Secondo caso:
Uomo di 74 anni, 163 libbre di peso, alto 62 pollici (1 pollice = 25
millimetri), PAO = 188/100 millimetri di Mercurio. Diagnosi di
carcinoma inoperabile del polmone sinistro con metastasi in sede
mediastinica. Mai eseguita Chemio-Terapia. Durante gli ultimi mesi,
prima del ricovero, il paziente presentava tosse, dolore costante al
torace, dispnea, sangue espettorato con la tosse, anoressia, perdita
di peso (15 libbre). Gli esami X-Ray dimostravano una massa sul lato
sinistro del polmone. Broncoscopia e biopsia stabilivano la diagnosi
di carcinoma del polmone. Una toracotomia esplorativa dimostrava un
carcinoma estensivo del polmone sinistro con metastasi e lesioni alla
pleura, diaframma, aorta, pericardio e mediastino: la condizione fu
considerata inoperabile. Il dolore era così costante e severo
che il paziente prendeva Meperidina e Codeina ogni 2-3 ore. Quando fu
ascoltato per la sua malattia (anamnesi), egli aveva una così
grande difficoltà a parlare e a respirare, che la sua storia
clinica fu raccontata dalla moglie. L’esame medico rilevò
sclere itteriche, congiuntive pallide, ingrandimento e dolenzia delle
ghiandole cervicali e sopraclaveari, debolezza, edema dalle caviglie
alle ginocchia. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo, fu iniettato in
vena. In 5 minuti la PAO scese di 28 millimetri di Mercurio, ma senza
alcun segno di shock o di altri effetti avversi. Diversi giorni dopo,
dopo la seconda iniezione intravenosa di 1 grammo di Laetrile, la PAO
scese di 15 millimetri di Mercurio, ma senza alcun effetto
collaterale, tranne una sensazione di prurito e di tensione alla
spalla sinistra. Una settimana dopo, sia il dolore, sia la dispnea,
sia l’edema erano sensibilmente diminuiti. Il colore cutaneo e
l’aspetto generale erano migliorati. In un periodo di 7
settimane il paziente ricevette 16 iniezioni di Laetrile: 7 da 1
grammo 6 da 1,5 grammi, e 3 da 2 grammi. Il dolore era ridotto e
l’appetito si era incrementato, ma senza aumento di peso del
paziente. L’assunzione di Meperidina e di Codeina si era fatta
discontinua.
Terzo caso:
Donna di 40 anni, 113 libbre di peso, alta 61 pollici (1 pollice = 25
millimetri). PAO = 140/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di
carcinoma della mammella sinistra infiltrante i linfonodi ascellari,
con metastasi al fegato. Mastectomia e Radio-Terapia in passato. Mai
eseguita Chemio-Terapia. Negli ultimi 6 mesi precedenti il ricovero,
la paziente accusava dolore molto severo all’addome e alla
schiena. Meperidina, Morfina e Oppio erano richiesti al bisogno.
Laetrile, al dosaggio di 1 grammo fu iniettato in vena. In 5 minuti
la PAO scese di 10 millimetri di Mercurio, ma senza effetti
collaterali apparenti. Il giorno successivo non vi era più
dolore. Una seconda iniezione di Laetrile, da 1 grammo, fu ripetuta,
determinando una caduta della PAO di 12 millimetri di Mercurio. In un
periodo di 4 settimane la paziente ricevette 12 iniezioni di
Laetrile, 10 da 1 grammo e 2 da 1,5 grammi. Il dolore si ridusse
sensibilmente, e bastava un solo dosaggio di analgesico oppioide al
momento di andare a dormire. Il morale e l’appettito
migliorarono sensibilmente, ma non il peso della paziente. L’emocromo
dimostrò un incremento nella conta dei globuli rossi e
dell’emoglobina.
Quarto caso:
Donna di 38 anni, 155 libbre di peso, 62 pollici (1
pollice = 25 millimetri) d’altezza PAO = 160/90 millimetri di
Mercurio. Diagnosi di adenocarcinoma della mammella sinistra con
carcinomatosi. Sottoposta in passato a mastectomia, Radio-Terapia e
castrazione. La paziente giunge con grave dolore alla spina dorsale,
al torace, alle pelvi, alle gambe, alle braccia e alle mani. Esami
X-Ray confermano la diagnosi di carcinoma metastatizzato.
L’adenopatia era presente. Codeina, Meperidina e Oppio erano
richiesti per il controllo del dolore. Il Laetrile, al dosaggio di 1
grammo, fu iniettato in vena. Non furono osservati effetti
collaterali avversi. Nei giorni successivi il dolore si ridusse e
l’appettito aumentò, assieme alle condizioni generali
della paziente. Una seconda iniezione endovenosa di Laetrile, da 1
grammo, fu fatta successivamente in quei giorni: in 5 minuti la PAO
scese di 16 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti
collaterali avversi. Tre giorni dopo la paziente riferì
che il dolore era considerevolmente diminuito e che adesso
necessitava di un dosaggio minimo di oppioidi. In un periodo di 18
giorni ella ricevette 8 iniezioni di Laetrile, 5 da 1 grammo, 2 da
1,5 grammi e 1 da 2 grammi. Durante il periodo di terapia, la
paziente dimostrò un progressivo miglioramento e il dolore si
fece molto lieve. Gli oppioidi non furono più somministrati.
Il morale divenne eccellente. Non si osservarono altri
effetticollaterali dopo le iniezioni. L’emocromo dimostrò
un miglioramento nella conta dei globuli rossi e dell’emoglobina.
Quinto caso:
Ragazzo di 20 anni, 200 libbre di peso, alto 69 pollici (1 pollice =
25 millimetri) PAO = 114/70 millimetri di Mercurio. Diagnosi di
linfoma di Hodgkin. Diagnosticato in base a biopsia eseguita su
ghiandola cervicale ingrandita. Impiegata Radio-Terapia. Il paziente
accusava debolezza, capogiri e dolori all’ascella e
all’inguine. I linfonodi ascellari e inguinali erano
palpatoriamente ingranditi. Le congiuntive e le sclere erano pallide
e itteriche. Il Laetrile, al dosaggio di 1 grammo, fu iniettato in
endovena. In 10 minuti la PAO scese di 6 millimetri di Mercurio, ma
senza altri effetti collaterali. Quattro giorni dopo il paziente
riferì di sentirsi più attivo, con miglior appetito, e
di non aver sofferto di altri effetti collaterali. Una iniezione di
Laetrile, al dosaggio di 1 grammo, fu ripetuta pochi giorni dopo: la
PAO scese di 4 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti
collaterali. In un periodo di 4-5 mesi, la paziente ricevette 19
iniezioni di Laetrile, 5 da 1 grammo, e 14 da 2 grammi. Durante il
periodo di terapia, i dolori al collo e all’inguine cessarono e
scomparve l’adenopatia. Il paziente divenne euforico e migliorò
il suo stato generale. Non furono osservati altri effetti collaterali
avversi dopo le iniezioni. I valori ematici del sangue migliorarono
sensibilmente.
Sesto caso:
Donna di 37 anni, 190 libbre di peso, alta 66 pollici (1 pollice = 25
millimetri). PAO = 280/110 millimetri di Mercurio. Sia la madre che
la sorella erano morte di cancro al seno. Sottoposta in precedenza a
mastectomia radicale (sinistra). Diagnosi di adeno-carcinoma
infiltrante della mammella sinistra e metastasi all’ascella
sinistra con masserelle nodulari multiple secernenti. La principale
complicanza era un severo dolore sul lato sinistro, che necessitava
dell’uso di Codeina, e da un cattivo odore proveniente dalle
masse nodulari secernenti dell’ascella sinistra. Il controllo
di queste complicanze era basato sull’utilizzo a giorni alterni
di Oppio e di Meperidina. La spalla e il braccio sinistro erano
doloranti e tumefatti. La pelle era arrossata e traslucida. La
circonferenza del braccio sinistro misurava circa 20 pollici (1
pollice = 25 millimetri), ed era comparata alla circonferenza del
braccio destro (13 pollici). Adenopatie erano presenti sull’intera
ascella sinistra e in area sopraclaveare, ad entrambi i lati del
collo e alla mammella destra. Il fegato era palpabile e dolente alla
palpazione. Entrambi i lati del torace erano dolenti alla palpazione
e particolarmente doloranti sotto i colpi di tosse. Il Laetrile, al
dosaggio di 1 grammo, fu iniettato per endovena. In cinque minuti la
PAO scese di 38 millimetri di Mercurio, ma senza altri effetti
collaterali. Il giorno successivo la paziente ricevette una seconda
iniezione di Laetrile. Il dolore e la tosse iniziarono a diminuire e
così pure vi era meno materiale secernente dalle masserelle
nodulari dell’ascella sinistra. Comunque, la paziente riferì
una sensazione di calore e di prurito nell’area malata. Dopo la
terza iniezione, il dolore si era alleggerito e lo sgradevole odore
(fetor) era scomparso. Dopo la quarta iniezione, lo spurgo di
materiale era completamente cessato e l’area era libera da
odori cattivi. Croste multiple ricoprivano le masserelle in via di
guarigione. L’infiammazione e l’indurimento delle
masserelle erano completamente sparite. La struttura della pelle e
del braccio sinistro era ritornata normale. In un periodo di 5 mesi,
la paziente ricevette 50 iniezioni di Laetrile, 9 da 1 grammo, 39 da
2 grammi, e 2 da 2,5 grammi. L’immediata caduta della PAO era
controllata con Fenilefrina da 0,3 milligrammi, usata simultaneamente
al Laetrile. Durante il periodo di trattamento la paziente ritornò
al lavoro. Il dolore e la tosse erano scomparsi. Il materiale
organico escrescente dalle masserelle nodulari cessò, e così
pure l’odore (fetor). La circonferenza del braccio
sinistro si era ridotto da circa 20 pollici (1 pollice = 25
millimetri) a 17 pollici, indicazione di una minore tumefazione.
Oppioidi per controllare il dolore e la tosse non furono più
richiesti. Non furono osservati altri effetti avversi dopo ciascuna
iniezione. In questo caso il trattamento con Laetrile continuò
da 7 luglio 1961 fino al maggio del 1962. In questo lungo periodo di
dieci mesi, la paziente ricevette 133 iniezioni di Laetrile, due
volte alla settimana o più spesso. Confrontando prima e dopo
le analisi del sangue, si dimostrò un definitivo incremento
del numero dei globuli rossi e dell’emoglobina. Le adenopatie e
le tumefazioni regredirono di una considerevole estensione.
Settimo caso.
Ragazzo di 21 anni, 149 libbre di peso, alto 170 pollici (1 pollice =
25 millimetri). PAO = 110/70 millimetri di Mercurio. Diagnosi di
Linfoma di Hodgkin. Una massa era presente davanti all’orecchio
destro, ed era ritornato dopo 4 anni di apparente remissione; quando
era stato rimosso, era stato diagnosticato come Linfoma di Hodgkin;
un linfonodo duro, dolorante e ingrandito era adesso presente nella
regione sterno-cleidomastoidea, e misurava 3 x 2 centimetri. Laetrile
da 1 grammo fu iniettato in endovena. La PAO scese di 4 mm di
Mercurio ma senza ulteriori effetti avversi. Tre giorni dopo il
linfonodo si era ridotto di volume, si era fatto soffice, ed era meno
dolorante. Dopo il sesto giorno tutti i dolori cessarono. In un
periodo di 4 mesi, egli ricevette 27 iniezioni di Laetrile, 10 da 1
grammo e 17 da 2 grammi. Non si osservarono effetti avversi. Una
iniezione, fatta direttamente nella massa tumorale, fu seguita da
prurito e dolore locale. Durante il periodo di trattamento il
paziente ritornò al collegio. Il dolore era assente,
l’appetito buono, il peso incrementato di 13 libbre, e lo stato
generale eccellente. I valori ematici, sotto terapia con Laetrile,
erano migliorati.
Ottavo caso.
Uomo di 66 anni, 120 libbre di peso, alto 68 pollici (1 pollice = 25
millimetri), PAO = 188/98 millimetri di Mercurio. Diagnosi di cancro
inoperabile della prostata con possibile metastasi al fegato.
L’Emoglobina era di 10 grammi / 100 cc (millilitri) di sangue.
Il paziente lamentava nicturia, ematuria, nausea, vomito, e severo
dolore agli inguini e alle cosce. Codeina e Meperidina erano
richieste al bisogno. La pelle e le sclere degli occhi erano
itterici. Aveva dolore da adenopatie ad entrambi gli inguini.
Laetrile da 1 grammo fu iniettato per endovena. In sette minuti la
PAO scese di 68 millimetri di Mercurio, e la pelle divenne calda e
umida di sudore. Il paziente appariva in procinto di shock, ma
rispose prontamente all’iniezione di Fenilefrina. Il giorno
dopo fu ripetuta l’iniezione di Laetrile. La PAO scese di 10
millimetri di Mercurio, ma non ci furono reazioni di shock. Dopo la
seconda iniezione, i dolori cessarono e l’impiego degli
oppiacei non divenne più obbligatorio. Nausea e vomito si
alleggerirono, e anche l’itterizia si ridusse. In un periodo di
4 giorni egli ricevette tre iniezioni di Laetrile da 1 grammo.
Durante questo periodo egli non ebbe più dolore e gli oppioidi
furono assunti in maniera discontinua. Il sanguinamento dalle urine
cessò. Nausea e vomito si alleggerirono, e l’itterizia
diminuì ancora. L’emocromo e le analisi delle urine non
mostrarono variazioni.
Nono caso.
Donna di 65 anni, 110 libbre di peso, alto 66 pollici (1 pollice = 25
millimetri), PAO = 160/90 millimetri di Mercurio. Diagnosi di
adeno-carcinoma del pancreas e dell’omento. Emoglobina : 11,5
grammi/100 cc (millilitri) di sangue. Il fegato era palpabile e
noduli dolenti si estendevano fino a 3 pollici (1 pollice = 25
millimetri) sotto il margine costale. Durante i precedenti sette mesi
prima del ricovero, la paziente aveva sofferto estremi dolori e aveva
perso 20 libbre di peso. La Meperidina era richiesta al bisogno. Ella
era emaciata, spossata, itterica e inabile a stare senza assistenza.
Il Laetrile da 1 grammo fu iniettato in endovena. Non ci furono
effetti avversi. Una seconda iniezione fu fatta 4 giorni dopo. Il
dolore fu parzialmente risolto e il dosaggio della Meperidina fu
ridotto. I valori ematici e urinari non mostrarono cambiamenti sotto
terapia con Laetrile.
Decimo caso.
Ragazzo di 17 anni, 140 libbre di peso, alto 71 pollici,
PAO = 110/70. Diagnosi di Linfoma di Hodgkin, con metastasi al
torace. Durante gli ultimi tre mesi prima del ricovero, una grande
massa era cresciuta nella regione sopraclaveare sinistra e aveva
raggiunto le dimensioni di un quarto di una arancia. Il paziente
lamentava dolore ad entrambe le ascelle, spossatezza, nausea e
anoressia. Aveva perso 25 libbre ed era itterico. La biopsia confermò
la diagnosi. I linfonodi ascellari erano ingranditi, specialmente sul
lato destro. X-Ray mostravano il progressivo ingrandimento nel
torace della massa nodulare. Laetrile da 1 grammo fu iniettato per
endovena. In 5 minuti la PAO scese di 6 millimetri di Mercurio ma
senza altri apparenti effetti. Esaminando il paziente 2 giorni dopo,
si notò che la massa al collo era più soffice e più
piccola. In 5 giorni si ridusse di circa la metà rispetto alle
dimensioni originali, si fece ancora più soffice e divenne
mobile. I linfonodi ascellari erano adesso appena palpabili. Egli era
libero da dolori e l’appetito era ritornato. In un periodo di 5
mesi ricevette 36 iniezioni di Laetrile, 19 da 1 grammo e 17 da 2
grammi. Non ci furono reazioni avverse. Durante il periodo di
trattamento non ci fu dolore e non ci fu ingrandimento della massa
sopraclaveare. L’appetito aumentò e il paziente mise su
24 libbre. Ritornò ai suoi studi. L’emocromo dimostrò
un netto incremento dei globuli rossi e dell’emoglobina.
Casistiche
Interessanti, risultano essere quindi i
confronti della ”Medicina Classica Fitoterapica” a base
soprattutto di vitamina B17 (ma anche di alimentazione deprivata di
proteine, vitamina B12, di glucosio e di Sodio, rispetto invece alle
”moderne” terapie anti-tumorali, tutte a base di
Chemioterapia, Radioterapia e Chirurgia.
Si riporta, a tale scopo, un’indagine
retrospettiva sulla cura del Melanoma attuato dalla
“Terapia Gerson” confrontata con “Terapie
Convenzionali” (Chirurgia, Radioterapia, Chemioterapia).
Una indagine di questo tipo fu condotta
in USA prendendo in esame pazienti affetti da Melanoma e che erano
sopravvissuti per almeno 5 anni dall’inizio della terapia. Tale
periodo di tempo fu preso come termine, poiché
corrispondente al periodo terminato il quale i pazienti vengono
considerati ”curati” secondo i ricercatori oncologici
dell’American Cancer Society.
L’indagine retrospettiva metteva
a confronto dati di sopravvivenza di malati di Melanoma che avevano
aderito ai protocolli della terapia Gerson (in totale 153 casi di
pazienti gersoniani), confrontandoli con l’indice di
sopravvivenza fissato a cinque anni delle terapie convenzionali
attualmente in uso, e cioè Chirurgia, Radioterapia e
Chemioterapia, derivati su dati estrapolati dalla letteratura medica
su 16.229 casi (pazienti convenzionali).
Questi ultimi ebbero percentuali di sopravvivenza di
gran lunga inferiori a quelli trattati con la terapia Gerson,
morendo in genere entro 1 anno, rispetto invece ai pazienti
gersoniani, per i quali la percentuale di sopravvivenza a
cinque anni fu di quasi il 70% (in realtà fu del 69%).
Tale indagine retrospettiva sul
melanoma fu condotta dai membri del Gerson Institut e da
membri del Cancer Prevention and control Program
dell’Università della California, entrambi situati
a San Diego. Questa indagine retrospettiva descriveva
tutti i pazienti, anche quelli che non
risposero alla terapia Gerson, e includeva
i Melanomi di Grado Primo e Secondo
(cioè Melanomi localizzati), di Grado
Terzo A e Terzo B (cioè
con metastasi localizzate), di Grado Quarto A (metastasi
diffuse nei linfonodi, nella pelle, e nei tessuti subcutanei) e di
Grado Quarto B (metastasi negli organi viscerali).
Nel settembre del 1995 una rivista
medica specializzata pubblicò questo lavoro con l’articolo
”Aspettativa di vita a cinque anni in pazienti affetti da
Melanoma curati con la terapia dietetica secondo il metodo del dott
Gerson: un’indagine retrospettiva” (Hildebrand, G.L.:
Five year survival rates of melanoma patients
treated by diet therapy after the manner of Gerson: a retrospective
review, in Alternative Therapies, vol.1[4],
september 1995, pp. 29-37. VEDI ALLEGATO:
“MELANOMA”)
Dall’indagine retrospettiva
risultò che per tutti i pazienti affetti da Melanoma di Grado
Primo e Secondo (14 pazienti gersoniani e 15.798 pazienti
convenzionali cioè trattati con tecniche tradizionali
(Balch, C.M.: Cutaneous melanoma: prognosis and treatment results
word wide, in Semin. Surg. Oncol., No.8, 1992, pp. 400-414),
risultò che il 100% dei pazienti gersoniani era ancora
vivo dopo 5 anni, contro invece il 79% dei pazienti convenzionali.
Sempre dalla stessa indagine
retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da Melanoma
di Grado Terzo (cioè con metastasi localizzate), costituiti da
17 pazienti gersoniani e 103 pazienti convenzionali,
questi ultimi curati presso la clinica tedesca Fachklinik Hornheide
(Drepper, H.: The prognosis of patients with stage III melanoma:
prospective long term study of 286 patients of the Fachlinik
Hornheide, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp.1239-1246), risultò
che l’82% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5
anni, contro invece il 39% dei pazienti in terapia convenzionale.
Sempre dalla stessa indagine
retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da melanoma
di Grado Terzo A e di Grado Terzo B, costituiti da 33 pazienti
gersoniani e 134 pazienti in terapia convenzionale, questi
ultimi curati presso la clinica tedesca Fachklinik Hornheide
(Drepper, H.: The prognosis of patients with stage III melanoma:
prospective long term study of 286 patients of the Fachlinik
Hornheide, in: Cancer, vol. 71, 1993, pp.1239-1246), risultò
che il 71% dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5
anni, contro invece il 41% dei pazienti in terapia convenzionale.
Sempre dalla stessa indagine
retrospettiva risultò che per i pazienti affetti da Melanoma
di Grado Quarto A, costituiti da 18 pazienti gersoniani e 194
pazienti in terapia convenzionale studiati dall’Eastern
Cooperative Oncology Group (Ryan L.: Prognostic factors
in metastatic melanoma, in: Cancer, vol. 71,
1993, pp. 2995-3005), ), risultò che il 39%
dei pazienti gersoniani era ancora vivo dopo 5 anni,
contro invece il 6% dei pazienti in terapia convenzionale.
La percentuale di sopravvivenza per il Melanoma di
Grado Quarto B non fu valutata.
Infine, dei 153 pazienti gersoniani
arruolati nello studio, 71 di essi non figurano nelle liste finali,
poiché mancanti di dati di follow up, o perchè
morirono per cause estranee al Melanoma, o perché
smisero di tenersi in contatto con i ricercatori.
In un altro lavoro, del 1962 (Morrone
J.: Chemotherapy of inoperable Cancer.
Preliminary report of 10 cases trated with Laetrile,
Exp. Med. Surg., 20, pp.: 299-308, 1962, VEDI
ALLEGATO: Morrone),
in dieci casi clinici in stadio avanzato di cancro, non trattati con
Chemio, si dimostrò la buona efficacia clinica della vitamina
B17, che addirittura dimostrava di risolvere il caratteristico
“fetor“ dei
carcinomi mammari ulcerati all’esterno, con remissione clinica
di tutti i casi clinici considerati.
Nel 1994, il prof. Binzen pubblicò
i risultati da lui ottenuti trattando i pazienti con Laetrile
negli anni 1974-1991. Su una casistica comprendente 180
pazienti che presentavano cancro primario (non metastatizzato e
circoscritto ad un singolo organo o tessuto), 131 erano ancora vivi
nel 1991, data in cui veniva pubblicato il rapporto. A quel tempo, 58
pazienti erano stati seguiti per un periodo dai 2 a 4 anni, mentre 80
di essi avevano avuto un follow-up
medico per un periodo di 5-18 anni. Dei 42 pazienti che
erano deceduti nel 1991, 23 erano morti a causa del cancro contratto,
12 per “cause non connesse” e 7 per “cause
sconosciute” (Binzel E.P.: “Alive
and Well”, VEDI
ALLEGATO: “Alive
and Well “).
Tra i pazienti che presentavano
metastatizzazione, 32 su 108 erano morti della loro malattia, 6 per
“cause non connesse”, e 9 per “cause sconosciute”.
Dei 61 pazienti ancora vivi nel 1991, 30 avevano avuto un follow-up
medico di 2-4 anni, 31 erano stati seguiti per un periodo di 5-18
anni.
Da un’altra casistica, quella del
dott. John A. Richardson, del 1976, risultano documentati oltre 6.000
casi che dimostrano un effetto positivo della vitamina B17 contro il
cancro.
Esistono 4.800 casi documentati e
attentamente studiati dal dott. Ernesto Contreras, selezionati fra
circa 10.000 cartelle cliniche raccolte in 14 anni di esperienze con
il Laetrile, cartelle cliniche che salgono a circa 100.000
considerando anche i casi clinici osservati fino all’anno 2000.
Parte di questa casistica è disponibile alla clinica Oasis
of Hope di Tijuana (VEDI
ALLEGATO: Contreras).
Il dott. Paul Wedel dell’Oregon,
anche lui guarito dal cancro con vitamina B17 e dieta
simil-gersoniana, ha documentato circa 4.000 casi di trattamento
metabolico.
Altri 1.000 casi sono stati documentati
dal dott. Manuel Navarro dell’Università Santo Tomas
di Manila, Filippine.
Addirittura, lo stesso governo
messicano, sotto la guida del dott. Mario Soto de Leon, direttore
medico della Cydel Clinic di Tijuana, sta monitorando circa
cento pazienti in terapia metabolica simil-gersoniana con vitamina
B17.
In Germania, il dott. Hans Nieper ha documentato circa 1.000 casi (http://www.mwt.net/~drbrewer )
Interessante considerare che casi
clinici come quelli del sig. Glen Rutherford del Kansas, guariti
completamente a Tijuana, sono inseriti negli archivi dei tribunali
come “cure”.
Curiosamente, anche personaggi politici
di una certa rilevanza, come l’ex-presidente americano Reagan
asserirono più volte il diritto di scegliere liberamente il
Laetrile come trattamento per il cancro (“Mike Blair: Reagan
reaffirms Laetrile backing. Even as federal
bureaucrats were tryng to bury Laetrile with a rigged report,
President Reagan was reasserting his view that people should be free
to use the substance….”).
Se il cancro appare misterioso e
spaventoso, è perchè la società lo ha
confezionato in questo modo. Ma la realtà è che il
genere umano è stato sempre afflitto nel passato da malattie,
quelle che la Storia ricorda come “incurabili” e che
queste furono sconfitte dalla semplice modifica dell’alimentazione
e da una semplice vitamina.
Il cancro, quindi, non è altro
che una malattia metabolica, cronico-degenerativa, dovuta alla
carenza cronica di vitamine naturali fra cui, soprattutto, la
vitamina B17.
Ricordiamo le altre malattie
“incurabili”:
Scorbuto
(tasso di mortalità variabile, debellata dalla vitamina C);
Pellagra (tasso
di mortalità del 97%; debellata dalla Niacina o vitamina B3);
Anemia perniciosa
(tasso di mortalità del 99%, debellata dalla vitamina B12 e
dall’acido folico);
Beri Beri
(tasso di mortalità del 99%, debellata dalla Tiamina o
vitamina B1);
Dott. Giuseppe Nacci
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina Nucleare
http://www.lecurenaturali.com/
Dello stesso
autore:
Giuseppe NACCI: “MILLE PIANTE
PER GUARIRE DAL CANCRO SENZA CHEMIO”, libro on-line, di
circa 500 pagine, liberamente scaricabile da INTERNET da vari siti a
cui è stato regalato (http://www.erbeofficinali.org/
http://www.mednat.org/ ) dopo la
chiusura del proprio sito http://www.lecurenaturali.com/
, su “pressioni” dell’Ordine dei Medici di Trieste
Ulteriori testi in lingua inglese
presenti sulla vitamina B 17:
http://www.thefountainoflife.ws/cancer/howgood.htm
www.1cure4cancer.com/scientificfacts.html
www.curezone.com/diseases/cancer/laetrile.asp
www.worldwithoutcancer.org.uk/analysisindex.html
http://www.thefountainoflife.ws/cancer/howgood.htm
www.internalhealth.com/1newsletter_jan03.htm
health.centreforce.com/health/laetrile.html
www.anticancerinfo.co.uk/In
Brief Series webpage.htm
www.worldwithoutcancer.org.uk/analysis7.html
http://www.antiaging-systems.com/extract/laetrile.htm
http://www.smart-drugs.net/ias-laetrile-cancer.htm
http://www.brave-souls.com/therapy.html
http://www.1cure4cancer.com/controlcancer/information/laetrile.htm
www.1cure4cancer.com/FAQ.htm
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TERMINI D'USO DEL MIRACLE MINERAL SOLUTION (MMS):
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Ciò che è scritto nel sito www.miraclemineral.it a proposito degli usi curativi dell'MMS
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si tratta di una sua scelta ed esclusivamente di una sua decisione.
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Non è inteso come consiglio medico, non è inteso come consiglio ad allontanarsi dai medici.
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A chiunque necessiti di cure mediche si consiglia di rivolgersi ai medici.
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